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Domenica, 04 Luglio 2021 15:17

UNIVERSITA' VASCO GAIFFI

I PROGRAMMI DEL XXXIII ANNO ACCADEMICO 2021/2022

Presentazione

Ci siamo lasciati alle spalle un altro anno pesantemente segnato dalla pandemia. Ne saremo finalmente fuori? Speriamo proprio di sì. Sempre tenendo ben presente qual è il vero nemico che abbiamo tuttora di fronte. Il virus, come la peste di Camus, è dentro di noi: la paura, la psicosi che dopo oltre un anno di quotidiano terrorismo mediatico abbiamo introiettato. Nel nostro piccolo, lo abbiamo visto nelle settimane di maggio quando, appena possibile, abbiamo ripreso le lezioni in presenza. Non vi erano più veri motivi per diffidare, eppure i corsi sono stati poco frequentati, molti hanno continuato a preferire il collegamento da casa. Naturalmente non ne faccio una colpa. È difficile sconfiggere la paura, soprattutto in tempo di dittatura dei virologi. Per aiutarsi, affidiamoci anche quest’anno all’insuperabile Claudio Magris. Mentre tutti i quotidiani, per riempire le giornate di noi reclusi “per il nostro bene”, erano beatamente (e un po’ beotamente) affollate di suggerimenti di lettura dei mille e spesso insignificanti libri appena pubblicati, lui se ne è uscito in modo (apparentemente) inopinato con la inattualissima considerazione dell’opportunità di rileggere le lettere di Rosa Luxemburg, in particolare una scritta alla vigilia di Natale dal fondo del carcere di Breslavia. Dalla finestrella della prigione può guardare i prati, la luce delle diverse ore, i fiori, le bacche di sambuco, il “velluto” dell’oscurità notturna. E tanto basta a vincere l’abbattimento, la paura, la depressione: “il mio cuore – scrive – pulsa di una gioia interiore inconcepibile e sconosciuta, come se andassi camminando su un prato fiorito... e nel buio sorrido alla vita”. In tempo di Covid le sue lettere sono un vaccino contro l’attenuarsi della gioia di vivere, della passione, dell’entusiasmo. Meglio la Luxemburg delle ultime meditazioni pandemiche di quelli che cantano sui balconi. Un’altra grande donna, Laura Conti, maestra di tutti noi e apripista dell’ambientalismo scientifico e della centralità dell’ecologia come scienza che unisce le discipline e indaga la complessità, nel 1976, un mese dopo il disastro di Seveso e l’incubo diossina, scriveva: “Io credo che un mese di tensione e di angoscia abbia valso più che anni di studio; e che un pas-so avanti fatto da mille persone valga di più che un chilometro fatto da qualche esperto”. È auspicabile che, dopo non un solo mese, ma un intero anno di “tensione e angoscia” da pandemia, la mentalità collettiva, tacitati gli “esperti” perennemente in guerra fra loro, abbia fatto un decisivo passo avanti maturando una nuova consapevolezza. Da una parte un modo nuo-vo di guardare alla nostra presunta “normalità” e la scoperta di scomode verità, a partire dalle relazioni fra l’aggressione dell’uomo verso la natura e la diffusione di malattie infettive. Ma anche, dall’altra, la determinazione e la forza di rifiutare il riduzionismo di quanti vorrebbero convincerci che la vita sia semplicemente nutrirsi, respirare e schiacciare il telecomando. Naturalmente per proteggerci, ma non dimentichiamo che di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno. Nessuno schermo può sostituire la vita, né quello della vecchia, cara TV, né quelli dei moderni strumenti che, fra un like e l’altro, minacciano di impossessarsi delle nostre vite. La vita degli esseri umani è una rete, un tessuto di relazioni, possibilmente salutari e intelligenti. Per questo continueremo a portare avanti il nostro impegno, offrendo le nostre lezioni a tutti coloro che non vorranno rinunciare alla possibilità di un incontro, uno scambio di opinioni, una parola amica. Per questo da settembre vi aspettiamo in sede: interessati ed entusiasti come sempre. 
Il Presidente Andrea Fusari

Ultima modifica il Lunedì, 05 Luglio 2021 11:02