Perché questo blog e chi sono io? Giorni fa, mi stavo chiedendo se oltre a tutti quei bravissimi astrofili “consolidati” sparsi per la provincia di Pistoia, ne esistano altri che operano nell’ombra, non essendo iscritti a nessun gruppo, e magari nemmeno sanno che Pistoia (provincia inclusa) è piena di appassionati. Ma qui, in particolare, mi rivolgo a quelli che di tanto in tanto alzando gli occhi al cielo si domandano “Che oggetto sarà mai quello così splendente? Sarà mica un ufo?”, oppure a quelli che hanno letto un atlante stellare e amano riconoscere le costellazioni ad occhio nudo, o a quegli altri che possiedono un piccolissimo binocolo o telescopio e osservano meravigliati Giove con i suoi satelliti o Saturno adornato dai suoi splendidi anelli e, infine, a quelli che ne sanno parecchio di astronomia, ma preferiscono restarsene in disparte, tanto su Internet si trova tutto ciò che serve.
Chi sono io? Il mio nome è Emiliano e mi diletto di astronomia da decine di anni. Gran parte di quel che faccio in pratica lo so fare perché me lo ha insegnato un grande maestro e amico, Piero, che già prima che ci conoscessimo costruiva telescopi partendo praticamente dal nulla realizzando a mano, sia le parti meccaniche sia le ottiche principali. E che meccanica, che ottiche! La perfezione dei suoi strumenti si è sempre più evoluta e, alla fine, appagato dalla qualità raggiunta, si è costruito una cupola sul tetto e si è messo a fotografare il cielo. E io che c’entro? Diciamo che io contribuivo con la teoria e l’informatica, calcoli e studi di ottica e programmi per controllare il telescopio e dirigerlo automaticamente sugli oggetti da fotografare. Ricordo che il primo software di ricerca lo feci in codice esadecimale, memorizzando il programma e i dati su audiocassetta. Una vita per caricarlo, ma poi faceva bene il suo lavoro. A seguito di questa nostra esperienza, realizzammo il primo hardware/software di ricerca professionale per l’Osservatorio di San Marcello Pistoiese. Il programma si chiamava Keplero e permetteva di selezionare gli oggetti direttamente nella mappa sul video del PC per far spostare il telescopio automaticamente sull’oggetto indicato. Stando comodamente seduti al piano inferiore rispetto alla cupola, sentivamo i motori del telescopio entrare in funzione fino al loro arresto finale, una volta raggiunto l’oggetto.
Ma Piero era l’unico a quei tempi ad ottenere il meglio del meglio delle fotografie astronomiche. La tecnica era quella di fotografare con la macchina tradizionale,
ovvero su pellicola, gonfiandone la sensibilità mediante bagni di idrogeno (ipersensibilizzazione). Nonostante ciò i tempi per la ripresa di oggetti deboli, come le galassie o le nebulose, erano lunghissimi e la correzione delle imperfezioni dell’inseguimento, presenti anche sui maggiori strumenti, doveva essere fatta con un occhio fisso sull’oculare del telescopio, con il rischio di sbagliare e ripartire daccapo. Poi Piero acquistò un dispositivo elettronico che gli consentiva di correggere automaticamente e quel problema fu sormontato.
Una ventina d’anni fa furono immessi sul mercato i primi CCD per uso amatoriale, ma i prezzi erano proibitivi e quindi, l’uso da parte mia dei
dispositivi digitali è cominciato solo qualche anno fa quando decisi di dare una bella spianata al gruzzoletto che avevo faticosamente raggranellato nel tempo e comprai la strumentazione, tra cui una camera CCD. Tolsi di mezzo pomodori, cetrioli e piselli e piazzai nell’orticello un casottino di legno con tetto scorrevole che diventò così il mio primo osservatorio astronomico. Finalmente avevo coronato il sogno di una vita. Ora, da qualche mese, possiedo anche una macchina fotografica digitale (DSLR), una Canon EOS 550D modificata per uso astronomico, e impiego gran parte delle mie nottate a fotografare il cielo. Diciamo che ora il guanto si è rovesciato, io faccio pratica e Piero mi segue teorizzando sulle tecniche di elaborazione delle immagini, anche se il suo supporto per le questioni pratiche resta unico.
Infine, questo blog, un po’ pretenziosamente, rappresenta nel mio immaginario, l’atto costitutivo del Gruppo Astrofili Pistoiese. Eh sì, un gruppo che non esiste e che ha già un nome. Spero tanto che non succeda come a quello scrittore che sceglieva i titoli dei suoi romanzi, ma che non ne scriveva mai uno.
Comunque le basi ci sono già perché, come minimo, oltre a me, se vorrà, eleggo socio ad honorem Piero. C'è già anche la sede, che sarebbe presso la biblioteca del Dopolavoro Ferroviario Pistoiese, Consiglio permettendo, ma dubito che ci negherebbero la loro ospitalità.
Prossimamente, senza per il momento fissare nessuna periodicità, mi farò vivo con notizie fresche, articoli tecnici, elementi di astronomia ed altro. Per il momento giudicate queste mie foto e non lesinate commenti e, soprattutto, non mancate di segnalare la vostra adesione al GAP!
Le foto:
1. Pleiadi, Tempo di esposizione (T) 82 sec. x 72 foto a 800 ISO
2. Nebulosa Manubrio (M27), T 150 sec. con Autodark Canon a 800 ISO
3. Luna, T 1/2000 sec. 100 ISO
Tutte le immagini sono state riprese con Canon EOS 550D montata su Rifrattore APO 80 mm. f/7.
Emiliano





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